È assurdo con quanta facilità siamo in grado di dimenticare cose un tempo essenziali.
Negli ultimi mesi, presa da sovrumani sforzi di lavoro, ho messo da parte tutto.
Mi sono dimenticata di uscire, altre volte di tornare dalla mia famiglia.
Mi sono dimenticata di scrivere, a volte di mangiare.
Impegnata a farmi consumare da un percorso totalizzante, più assimilabile a una gara di resistenza e resilienza che a qualcosa che avrebbe poi dovuto portarmi a uno stipendio, non mi è rimasto neanche il tempo di farmi consumare da una delusione d’amore. Mettere la testa altrove era impensabile: tutti i miei sforzi e la mia esistenza erano convogliati verso un unico obiettivo, che aveva come data di liberazione l’estate.
La nostra spazzatura emotiva
