La nostra spazzatura emotiva

È assurdo con quanta facilità siamo in grado di dimenticare cose un tempo essenziali.
Negli ultimi mesi, presa da sovrumani sforzi di lavoro, ho messo da parte tutto.
Mi sono dimenticata di uscire, altre volte di tornare dalla mia famiglia.
Mi sono dimenticata di scrivere, a volte di mangiare.
Impegnata a farmi consumare da un percorso totalizzante, più assimilabile a una gara di resistenza e resilienza che a qualcosa che avrebbe poi dovuto portarmi a uno stipendio, non mi è rimasto neanche il tempo di farmi consumare da una delusione d’amore. Mettere la testa altrove era impensabile: tutti i miei sforzi e la mia esistenza erano convogliati verso un unico obiettivo, che aveva come data di liberazione l’estate.

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Teoria probabilistica di un addio.

Si chiama Museo Darwin–Dohrn, è la stazione zoologica di Napoli.
La struttura è bassa e ha solo un piano: è così piccola che ai miei occhi più che un museo è una casa che si è divertita a reinventarsi, che ha ingannato tutto e tutti, cambiando nome e identità per provare a essere qualcosa di più grande.

Ha i lampadari accesi dentro, anche se fuori c’è ancora luce, una luce forte, da tramonto che tarda ad arrivare.
Non capisco lo spreco elettrico di questa piccola casa museo, non capisco perché provi ad essere un punto ancor più brillante in una distesa già offerta di luce. Chi sta cercando di attirare?
Dentro quella luce, in questa casa museo, avresti abitato tu. Parte di un sistema, “della ricerca”, avresti offerto la tua vita alla scoperta e io mi sarei nascosta dietro le tue spalle, per fare sì il mio viaggio, ma pur sempre al ritmo delle tue onde, perché amare significa cercare i tempi giusti per navigare insieme.

Guardo la stazione zoologica: non è solo una casa museo, ma il suo nome nasconde un’altra natura.
La natura mutevole, transitoria, da fermata: si chiama stazione, ma sembra che mi voglia spingere ad andare via.
Invece resto qui, sorda ai suoi ordini, al suo respingermi, perché ho bisogno di osservare e contare quante volte sei stato tu ad andartene dalla mia vita.
Ne conto così tante che i miei occhi sbiancano nel guardare dentro le possibilità che avremmo avuto. E nel contare gli scenari possibili, inizio a vederti.

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