Perché Diario Fotografico Di?

«Sei tu, non sei tu: è letteratura».

Prendo questa dichiarazione in prestito per chiarire l’intento di Diario Fotografico Di: con questo progetto non voglio ricostruire un’autobiografia, né tanto meno comporre un mémoire. Voglio semplicemente raccontare episodi di vita, ritagli di impressioni, srotolare fili di pensiero e immagini che altrimenti andrebbero persi in fondo ai cassetti della scatola cranica.

Non è un caso che lo stesso nome del progetto Diario Fotografico Di resti in sospeso, sul punto di cadere dall’ultimo gradino della scala, un verso tronco che lascia sfumare in aria l’appartenenza, che lascia altrove il suo fine e il suo finale.
Ho scelto questo nome sospeso perché la vita è fatta di spazi non riempiti e vorrei che chi legge queste scene andasse a riempire i vuoti con ciò che preferisce, con ciò che è, con ciò che sente. In questo senso, non userò questa pagina “chi sono” per raccontare davvero chi sono, quanti anni ho, che lavoro faccio, da dove provengo. O forse, proprio perché lo eviterò, capiterete davvero chi sono.

Diario Fotografico Di si incardina anche nelle foto, perché l’immagine insieme alla parola amplifica la suggestione e credo che in un mondo di crudeltà quotidiane, la suggestione e la bellezza possano creare delle uscite, indicare luce.

A proposito invece dei personaggi: nessuno se ne voglia se viene nominato, se diventa protagonista inconsapevole del mio sguardo.
Una volta che venite scritti, non siete più persone ma personaggi.
Appunto: «Sei tu, non sei tu: è letteratura».

Se vi piace quello che leggete, mi farebbe piacere conoscervi o sapere che volete leggermi ancora.
Seguitemi o scrivetemi: ogni parola, quando spesa per costruire, è sempre preziosa.