Digressione

Tutti sognano il colpo di fulmine, una forza superiore che agisca, una saetta che ci trafigga e ci renda leggeri, una spinta che crei le farfalle nello stomaco, che ci levi l’appetito.
Tutti desideriamo il colpo di fulmine perché ci rende irresponsabili: non dipende da noi ciò che proviamo, non dipende da noi ciò che desideriamo, non dipende da noi la notte insonne, non dipende da noi andare sotto casa sua, non dipende da noi cercarlo, cercarla, cercarci. Niente dipende da noi.

Il colpo di fulmine decide e, una volta che ha deciso, il colpo di fulmine agisce, si scaglia dentro al cuore e muove il resto del corpo. Diventiamo pupi e marionette, ci muoviamo senza sapere come; siamo travolti e trasportati, il colpo di fulmine è la corrente che ci comanda, legge dell’attrazione che sconfigge la fisica e la biologia.

Tutti vogliamo il colpo di fulmine, ma non per le farfalle – come molti credono – non per essere leggeri, non per convivere sazi con la nostra assenza di appetito.

Tutti vogliamo il colpo di fulmine per essere sollevati dalle responsabilità e per non dover scegliere mai.
Il colpo di fulmine ci aiuta a non entrare mai in conflitto con noi stessi. A non chiederci se una persona accanto a noi è giusta o sbagliata. A non temere di fare progetti. A non conoscere il fantasma della perdita. A pensare che non saremo mai traditi.

Largo Banchi Nuovi, Napoli.

È in questo senso che il colpo di fulmine ci solleva da ogni responsabilità: perché ci illude che il timone punterà sempre da solo verso nord senza dover essere mai toccato – se non in momenti critici, se non tra anni.

La vita invece non è così o, forse, è così solo per pochi.
La maggior parte dei rapporti non è così.
L’amore, quello destinato a durare, sicuramente non è così.
Il colpo di fulmine è fumo, saetta che brucia l’asfalto, spacca la terra e la lascia aperta, ma senza farla fiorire.

Aspettiamo il colpo di fulmine e usiamo la sua assenza per giustificare una nostra uscita dal campo prima di farci male, prima di chiederci davvero com’è che su quel campo ci siamo finiti, perché stavamo giocando quella partita, cosa ci ha spinti ad andarcene prima dei calci di rigore. 

Ad alcuni l’idea di aspettare il colpo di fulmine piace anche per non scendere in campo mai, per restare su un’eterna panchina, per giustificare perché non siamo andati a fare riscaldamento, perché ci siamo chiusi negli spogliatoi ad aspettare che qualcuno chiamasse.

Qualcuno, qualcosa: il colpo di fulmine. Aspettavamo e aspettiamo che sia lui ad arrivare a chiamare, per giocare la partita al posto nostro.

Largo Banchi Nuovi, Napoli



E restiamo lì, aspettiamo.
Aspettiamo le mosse altrui, le decisioni altrui, le esposizioni altrui.
Il colpo di fulmine è l’ideale romantico che a volte spinge ma molto più spesso blocca le nostre vite.
Ci piace usarlo per allontanare persone, per non scoprire noi stessi, per non metterci in discussione: comodamente, restiamo a bordo campo perché abbiamo paura di veder cosa succede.
Cosa succede se ci muoviamo con tutte le nostre insicurezze, dentro un mondo già insicuro, verso persone insicure come noi.

Cosa succederebbe se smettessimo di aspettare di avere le farfalle nello stomaco, di diventar pupazzi, di essere portati dalla corrente, di essere chiamati dallo spogliatoio: cosa succederebbe se non andassimo via quando è il nostro momento di tirare il calcio di rigore?

Largo Banchi Nuovi, Napoli

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Perché tutti vogliamo il colpo di fulmine?

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