Le persiane sono abbassate, l’aria è calda di respiri e sonno.
La luce puntella
il muro che abbiamo messo tra noi e il mondo:
vuole abbatterlo e portarci allo scoperto.
Mi tocchi con le dita la pelle nuda
hai paura di spezzare i fili tesi
del mio bronzo e del mio rame,
perché sai che sono arpa antica
e le mie note sono riverbero
nella casa che abitammo.
Mi passi il palmo della mano sulle spalle,
mi levi di dosso la polvere del tempo,
mi ripulisci
anfora da cui vuoi ancora bere,
prendi le mie misure
cerchi di cesellarmi
per assottigliarmi e avvicinarmi
ma io resto lontana.
Avanti Cristo sono stata distrutta,
ma tu vuoi scoprirmi ancora
alzi dalle macerie
il mio volto di Pompei
e lo baci
per ricordarmi che
anche se la nostra epoca è finita
io brillo ancora, preziosa
come eterno spirito
nel tuo Tempio di Iside.








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